L’Open Innovation è una metodologia che ha solide radici all’interno della più generica area di studio e prassi relativa alla produzione di beni e servizi a valore aggiunto.

Già più di cinquanta anni fa si è verificato come la natura dinamica della società, soggetta a continue trasformazioni e modifiche, abbia subito un cambiamento sostanziale. In particolare la modalità di produrre beni e servizi si è trasformata da produzione di massa (dopoguerra) a società della conoscenza, ove la risorsa economica principale è rappresentata dalla conoscenza e dai soggetti conoscitori che la generano.

La conoscenza più significativa connessa allo sviluppo dell’innovazione è considerata quella tacita, cioè quella inespressa ma sempre presente tra i cosiddetti worker. Ma la maggior parte delle organizzazioni aziendali, si è verificato in questi anni, non esercita alcuna forma di controllo sull’ambiente in cui opera, conseguentemente la loro vitalità e la loro sopravvivenza dipendono direttamente dalla capacità di risposta alla sollecitazioni esterne del mercato.
Tra i fattori che concorrono a stimolare oggi le imprese citiamo:

  • la globalizzazione dei mercati (ci sono sempre più clienti con esigenze diversificate, ma altrettante realtà aziendali pronte a rispondervi);
  • l’evoluzione dei bisogni dei consumatori finali (con necessità sempre più raffinate e capacità di ricercare prodotti in grado di soddisfarle, ma anche desideri inespressi);
  • l’evoluzione dei fornitori che si sono trasformati da costruttori di semplici componenti a costruttori di sottosistemi; ma anche in soggetti disponibili a co-progettare prodotti e servizi l’aumento di disponibilità dell’ICT verso la realizzazione di ambienti utili a favorire tutti questi nuovi bisogni.

Anche internamente alle aziende vi sono stati dei cambiamenti che non si possono più eludere:

  • lo spostamento della competizione in prevalenza sulle fasi a monte della progettazione di prodotti o servizi (il concept), fase nella quale la conoscenza gioca un ruolo fondamentale;
  • la progressiva consapevolezza quindi dell’importanza delle risorse cognitive nel determinare vantaggi competitivi attraverso la gestione dei processi di apprendimento e di condivisione della conoscenza.

La sfida del management diventa allora quella di guidare l’azienda nell’avviare progetti di gestione della conoscenza sulla base degli obiettivi organizzativi e tecnologici e dei vincoli comportamentali ed economici.

L’impresa innova

Ma con quali modalità concrete realmente l’impresa innova? Si tratta di nuove strade attraverso le quali le aziende creano nuovi prodotti e servizi e li portano sul mercato.
In passato (e troppo spesso ancora oggi) si è operato ritenendo che l’innovazione si generasse solo all’interno delle organizzazioni. Con questa visione le aziende dovevano generare le loro idee, svilupparle, industrializzarle, commercializzarle usando in modo pressoché esclusivo risorse interne: la logica che sottende a questa che possiamo chiamare closed innovation, è che solo le persone che lavorano all’interno dell’azienda sono in grado di comprendere le possibili evoluzioni dei propri prodotti. Creare quindi un circolo virtuoso nel quale l’azienda doveva investire in Ricerca & Sviluppo per realizzare innovazione, sviluppare nuovi prodotti/servizi, venderli nel mercato e reinvestire una parte degli utili in Ricerca & Sviluppo all’interno dell’azienda stessa per mantenere vivo il circolo virtuoso.

Ma perché cambiare questo paradigma, o meglio perché uno nuovo avanza e si è sviluppato? La risposta la troviamo nei 4 principali fattori che hanno portato allo sviluppo dell’ Open Innovation.

I fattori di sviluppo dell’open innovation

Il primo fattore è rappresentato da un elevato aumento della mobilità di persone con elevati skill, tale da far crescere sensibilmente l’offerta di competenze disponibile sul mercato come alternativa alla sola costruzione interna all’azienda.

Il secondo fattore è riconducibile all’incremento delle persone che hanno conseguito titoli universitari e post-universitari, il che ha consentito di drenare conoscenza dai “silos” dei centri di ricerca esterni.

Il terzo fattore è la crescente presenza di fondi di venture capital in grado di supportare la crescita e lo sviluppo di start-up, generalmente tra loro collegate in network. Questo determina la possibilità di trovare idee o parti di esse per nuovi prodotti o servizi già pronte per essere integrate in altri.

Infine, lo sviluppo di piattaforme software adatte a fare da collettori di più stakehoder attorno a un’idea da sviluppare. Tali ambienti sono stati progettati fin dall’inizio degli anni 2000 però oggi con l’avvento del cloud e dei Social Network sono stati incredibilmente potenziati e sono già presenti nella mentalità e nella quotidianità dell’utente finale, si pensi a strumenti come facebook, linkedin, twitter ecc.

Secondo la filosofia dell’Open Innovation le idee possono provenire sia dall’interno che dall’esterno dell’azienda e il percorso che esse seguono per arrivare al mercato può essere a sua volta interno o esterno ai processi aziendali. Anche le idee e le conoscenze esterne ai confini aziendali sono considerate potenzialmente valide e sfruttabili nel proprio business come esemplifica la figura del Modello di Open Innovation.

L’open innovation ai tempi dell’esn (Enterprise Social Networking)

Come acquisire allora la conoscenza esterna, o facilitare l’emergere di quella tacita interna alle aziende al fine di attivare questi percorsi virtuosi? Sicuramente è necessario possedere all’interno personale esperto e con elevato capitale intellettuale e attivare anche partnership con Università e centri di ricerca, nonché creare alleanze strategiche con altre aziende.

Ma, come già detto, l’avvento di prodotti software atti a generare ambienti di condivisione, collaborazione, ecc., cioè vere e proprie community in tempo reale permette di accelerare molti processi di ricerca e trasmissione di conoscenze e idee, oltre a mantenere il contatto con i clienti finali al fine di sondarne bisogni, o anticipare i pareri prima del lancio di prodotti e servizi innovativi.

Quale diventa allora il ruolo dei ricercatori nei laboratori di Ricerca & Sviluppo? Diventa quello di monitorare e valutare tutte le opportunità e le fonti di conoscenza presenti al di fuori dei confini fisici della propria azienda. Questo nuovo approccio suggerisce un cambiamento non solo della funzione R&S (da ricercatori a broker della ricerca), ma di tutta l’organizzazione. L’azienda può usufruire di nuove idee e tecnologie provenienti dall’esterno, ma contemporaneamente può anche veicolare all’esterno le idee che intende promuovere o sviluppare per indirizzare nuovi trend di mercato.

Questo oltre che costruire valore, determina anche vantaggio competitivo, perché l’ecosistema così aggregato i propri competitor avranno bisogno di tempo per costruirlo a loro volta.

Fonte: Henry Chesbrough